di Ciro Alessio Formisano


“All my mornings are mondays stuck in an endless February”
(Fortnight)

“Tutte le mie mattine sono lunedì intrappolati in un febbraio infinito”: nel lungo, denso e a tratti verboso racconto che di sé fa Taylor Swift tra le righe del nuovo album, credo non ci sia miglior verso di questo per descrivere quella sensazione di stasi emotiva che, all’ascolto, mi ha accompagnato per tutte le sedici tracce di The Tourtured Poets Department – poi estese a trentuno con la pubblicazione di ulteriori quindi tracce, a sorpresa.

Riproponendo, con meno versatilità musicale, la svolta synth-pop avuta con Midnights (2023), ma impreziosendola con una scrittura ormai compiutamente consapevole dei propri mezzi che da Folklore (2020) in poi l’ha sancita quale una delle più interessanti penne del panorama cantautorale mondiale, con The Tourtured Poets Department Taylor Swift sembra voler ambiziosamente offrire il suo magnum opus, summa onnicomprensiva di tutto ciò che ha rappresentato la sua musica fino ad ora, dagli esordi country agli approdi indie-folk, passando per le incursioni più puramente electro-pop.

È quindi inevitabile, dinanzi un progetto tanto audace nelle intenzioni, valutarne gli esiti per le aspettative generate, accogliendo il rischio, tanto per la Taylor quanto per gli ascoltatori, di deluderle. Dopo ben undici album di inediti in appena diciotto anni di carriera, con una prolificità che nessun altro artista contemporaneo può vantare, è forse giunto il momento di guardare alla sua musica dall’opportuna distanza, esplorando la sua produzione riconoscendone le evoluzioni, ma anche identificando in modo critico i tratti distintivi che caratterizzano il suo percorso artistico.

Pur apprezzando la capacità, invidiabile, di cogliere nelle proprie delusioni amorose la possibilità di farne dei grandi successi, sorge forse spontanea la riflessione sull’opportunità di riproporre continuamente lo stesso tema. Volendo sintetizzare in una frase il concetto, è come se la Taylor fosse – e credo per davvero… – intrappolata in un circolo vizioso di relazioni sentimentali deludenti e senta il bisogno di guarirne invitando i propri ascoltatori ad esserne empaticamente coinvolti, forse perché vittime di un analogo destino. Se in precedenti lavori come 1989 (2014) e il sottovalutato Lover (2019), non disdegnando momenti di puro bubblegum, sembrava che avesse trovato una spensieratezza foriera di nuovi approdi tematici, con The Tourtured Poets Department il rischio è quello di una regressione sul piano artistico che mal si amalgama con la maturità stilistica che nei testi sembra ormai pienamente consolidata.

Delle sedici tracce che accompagnano questa unica variazione sul tema, poche, per quanto ottime, si distinguono dal generale senso di uniformità. Lo sono senz’altro, a parere personale, le prime due tracce (Fortnight e la title track), che sarebbero potute essere inserite nel precedente Midnights, impreziosendolo ulteriormente. Così come merita menzione la bella So Long, London (malinconica revange song dedicata all’ex Joe Alywn). Ma l’apice dell’album si raggiunge con Florida!!!, il cui contributo di Florence Welch non può che lasciare indifferenti.

Da donna intelligente quale è, confido che il capolavoro sia ancora da partorire. Conoscendola, arriverà, e metterà a tacere tutti. Me compreso.

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