Recensione Spaceman (2024)

 di Ciro Alessio Formisano


C'è stato un tempo in cui soffrivo di aracnofobia.
Non avevo paura dei ragni in genere, ma solo di quelli sufficientemente grandi da sviluppare la peluria, come le tarantole o i ragni trappola. Mi bastava vederne uno perché mi paralizzassi. Ricordo che per anni non fui mai grado di sapere come si svolgesse la sequenza della Tana di Shelob ne Il Signore degli Anelli: Il ritorno del Re (2003), tanto era il mio timore di aprire gli occhi. 
Chissà poi come, verso i vent'anni, questa paura improvvisamente passò, e da allora dei ragni non ho più avuto alcun ribrezzo - e soprattutto potei gustarmi il Ritorno del Re in versione integrale.

Questo piccolo preambolo autobiografico aveva l'intenzione di riconoscere a me stesso, più che a voi lettori, il fatto che la visione di Spaceman (pellicola del 2024 per la regia di Johan Renck, distribuito su Netflix) mi sarebbe stata in quel periodo impossibile, data la presenza - oltre di Adam Sandler, graditissima - di un enorme alieno dalle sembianze aracnoformi, ma con la voce di Paul Dano
E dato che nulla, mai, succede davvero per caso, Spaceman è in fondo un film che ruota proprio attorno alla domanda di cosa abbia davvero paura il suo protagonista...

Ma procediamo con ordine.
Spaceman è un film basato sul romanzo di fantascienza Spaceman of Bohemia di Jaroslav Kalfar. Racconta la storia dell'astronauta ceco Jakub Procházka, interpretato da Adam Sandler, il quale si imbarca in una missione solitaria per investigare una misteriosa nuvola di polvere oltre Giove, denominata Chopra, lasciando dietro di sé, sulla Terra, la moglie incinta, Lenka, interpretata da Carey Mulligan. Durante la missione, Jakub lotta con la solitudine e la mancanza della moglie, la quale decide di lasciarlo nonostante la gravidanza. Questa scelta è guidata non solo dalla trascuratezza di Jakub e dal suo spropositato impegno professionale camuffato da ambizione, ma anche dal riconoscimento, forse tardivo, della realtà della loro relazione, in cui Lenka ha costantemente sacrificato le proprie esigenze e desideri per sostenere le esigenze e i desideri di lui, senza ricevere un equivalente impegno in cambio.
Con l'avanzare della missione, Jakub incontra una creatura simile a un ragno con capacità telepatiche soprannominata Hanuš, doppiata da Paul Dano. Hanuš cerca di capire gli umani e aiuta Jakub ad affrontare la sua solitudine e gli errori nella sua relazione con Lenka. Attraverso le interazioni con Hanuš, Jakub riflette sulla sua vita, rendendosi conto della sua negligenza verso Lenka e delle paure che lo abitano.

"Tu di cosa hai paura?", domanda fin da subito Hanuš a Jakub, non potendo ancora ricevere da quest'ultimo una risposta. 
Jakub è un individuo il cui passato è segnato da traumi infantili e da un pernicioso senso di colpa legato alle azioni di suo padre. La carriera spaziale di Jakub, quindi, può essere vista non solo come una ricerca di redenzione personale ma anche come un continuo tentativo di fuga: una fuga dalle sue responsabilità, dai dolori del suo passato, da se stesso e dalle persone che più ama. La sua è una vita in orbita non solo attorno alla Terra ma anche attorno ai suoi conflitti interni, cercando di distanziarsi abbastanza da loro per non doverli affrontare direttamente​.

Nonostante le premesse e i temi, "Spaceman" non è riuscito a colpirmi particolarmente per il modo in cui ha rappresentato tali argomenti, incapace di tener testa alle profondità che sembra voler evocare. L'ascolto attivo di Hanuš, che funge un po' da amico un po' da terapeuta, non è stato sufficiente a trasformare il dialogo in una vera e propria "cura con la parola", come dovrebbe essere una vera sessione terapeutica.
Inoltre, la fluidità della regia, che sembra contenere tutto dentro un acquario o un prisma, non aggiunge valore significativo alla storia narrata, risultando uno sterile esercizio di stile; così come ho trovato non particolarmente creativo tutto l'impianto retro-futuristico delle scenografie.
A fare la differenza, ancora una volta, è stata l'imponente interpretazione di Adam Sandler, mai così contenuto e imploso, bravo come sa essere pressocché sempre.

E tu, di cosa hai paura?



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