Recensione Gli ultimi giorni dell'umanità (2022)

 

 di Ciro Alessio Formisano


L'altro ieri ho avuto la possibilità di visionare Gli ultimi giorni dell'umanità, docu-film, o videocosa, a cura di Alessandro Gagliardo, Enrico Ghezzi e sua figlia Aura, il cui titolo si ispira ad una famosa opera di Karl Kraus.

Per chi ancora non lo conoscesse, Enrico Ghezzi (o enrico ghezzi, come abitualmente a lui piace firmarsi) è uno scrittore, critico cinematografico ed autore televisivo, ideatore di quel mirabile programma che prende il nome di Blob, in onda da ormai trent'anni su Rai3, oltre che di Fuori Orario, sempre su Rai3, trasmissione cult su cui si sono formati negli anni legioni di cinefili.


Enrico Ghezzi è purtroppo da diversi anni affetto dal morbo di Parkinson, malattia che ha compromesso le sue facoltà di esprimersi e di muoversi, ma non certo quelle di ragionare e di comunicare nonostante.

Enrico Ghezzi è tra le personalità che più hanno (in)formato il mio sguardo, oserei dire anche la mia visione del mondo, dato che con le sue trasmissioni, con il suo modo di intendere e di raccontare le immagini, mi ha restituito una prospettiva del Reale che, al di là degli intellettualismi, ha evidentemente toccato in me corde profonde. Il suo linguaggio così criptico, ermetico, talvolta verboso e quasi accademico, accentuato dall'abitudine di riprendersi 'fuori sincrono' (esilaranti e ben realizzate le sue imitazioni di Adolfo Margiotta...), hanno rappresentato, per chi si perorava di ascoltarlo con attenzione, una scuola di critica cinematografica di indiscutibile valore. La sua visione dell'audiovisivo (nel quale termine onnicomprensivo Ghezzi fa convergere tutto, dal cinema alla televisione, per poi passare alla pubblicità e al documentario, per arrivare ai videogiochi e a qualunque cosa sia o sarà il metaverso...) ha rappresentato e rappresenta un approcciarsi alle immagini che trascende qualsiasi discorso post-moderno o meta-linguistico. 

Gli ultimi giorni dell'umanità è un "film di montaggio", per utilizzare una inopportuna espressione pur in voga. In esso si mescolano come in un acquario spezzoni e frammenti di film, eruzioni vulcaniche, riprese dallo spazio, uniti senza soluzione di continuità a momenti più familiari, come feste di compleanno, colazioni, cene, conferenze, incontri, interviste, vacanze... L'archivio di ghezzi che si spalanca come sua (e anche nostra) Biblioteca del Mondo, per utilizzare un'espressione vicina ad Umberto Eco. Immagini, come sempre, "contaminate e contaminanti", sottratte alla fugacità del tempo e riconsegnate all'eternità dello spazio, perché possano diventare memoria, vissuto, carne. Un flusso di immagini dalla viscosità propria del magma incandescente, che si propaga lasciandoci investire e unirci a lui. L'intuizione di un mondo nel quale si potrà finalmente vedere sub specie aeternitatis, dalla prospettiva di Dio, dove forse la cosa guardata e chi guarda si rispecchieranno nel medesimo sguardo.

Evviva ghezzi, evviva il cinema.

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