Recensione RRR (2022)


 di Ciro Alessio Formisano


Ieri sera, tra le tante cose, mi è capitato di parlare con un amico di RRR, film presente sulla piattaforma Netflix, che a sua volta, tra le tante cose, di amicizia parla.

Ci siamo detti che è stata una piacevole sorpresa vederlo, nonostante la lunga durata potesse risultare impegnativa, e che sia uno di quei film che, una volta sedimentato, necessita di successive visioni.

Ciò che forse più ci ha convinto di RRR è la sua autenticità, il suo essere fieramente 'indiano', a dispetto degli stereotipi, che pure questo film si diverte a mettere in scena. Ma forse questa considerazione, che facilmente potrebbe sfociare nel nazionalismo più becero, non rende giustizia al valore di una pellicola così piacevole a vedersi. Certo, si rimane allibiti al controllo pressoché totale degli strumenti offerti dal linguaggio cinematografico, al flusso assordante, massimalista e quasi 'barocco' delle immagini che si susseguono. Ma anche questo sarebbe un ulteriore riconoscimento che non giunge al cuore del discorso.

Forse quel che più ci ha emozionato di questo film che non vediamo l'ora di rivedere, è il suo legame a qualcosa di più profondo, ancestrale, che insomma ci appartiene in quanto esseri umani. E' come se questo film, nel suo sottolineare il tema degli opposti, voglia davvero toccare il cuore delle nostre esistenze, non meno lacerato dai medesimi conflitti. Perché siamo tutti in fondo battezzati con l'acqua e col fuoco, da queste due forze archetipiche, ora antagoniste, ora complementari. Quella tensione che, ad esempio, nei film dei supereroi manca e che invece in questo film, che pure di supereroi tratta, è drammaticamente presente.

Mi ricordo che nel vederlo ho pensato subito a un altro film indiano che pure ha avuto un timido riscontro internazionale, The White Tiger, e a come quel film fosse tutto sbagliato, così cinico e freddo, privo di quel calore, quella passione e quel sentimento (vero motore del nostro agire) che invece in RRR ho respirato ad ogni minuto. 

Dati i tempi, non sorprende che RRR sia stato snobbato agli Oscar per il suo essere così politicamente scorretto, così lontano dalla politica della "non violenza" di gandhiano insegnamento, così esplicitamente anti-britannico, il che sarebbe stato un po' come non premiare Schinder's List per il suo essere così anti-germanico...

Ma in fondo, Netflix, sala o pirateria, industria hollywoodiana italiana indiana o libica, il cinema esiste e, come ogni vera arte, gli opposti li concilia, non li annacqua, né li brucia nel fuoco.

Un po' come l'amicizia, e forse anche un po' come l'amore.

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